venerdì 30 ottobre 2015

Una visita da brivido: le Catacombe dei Cappuccini



Davanti a me si apre un’immensa galleria. Una quantità enorme di scheletri è lì di fonte a me, in piedi lungo le pareti. Sono tutti vestiti con abiti d’altri tempi: alcuni guardano in alto, altri in basso e altri ancora sembrano fissarmi con le loro orbite vuote. Ne vedo alcuni che sembrano sghignazzare e altri urlare dallo spavento. Sono scheletri di uomini, donne e persino bambini in questo posto macabro e inquietante.




No, non è un racconto dell’orrore o un brutto sogno. In realtà il luogo in questione esiste davvero e mi è parso l’argomento azzeccato ora che si avvicina la notte di Halloween. Sto parlando delle catacombe dei cappuccini di Palermo.

Lo ammetto, la visita a questo luogo potrebbe non essere per tutti. Io stessa, benché non sia una persona facilmente impressionabile, appena entrata nelle catacombe sono corsa al fianco dei miei compagni di viaggio. La distanza che si interpone tra i visitatori e i defunti è davvero poca.

Come detto sopra, gli scheletri sono abbigliati con gli abiti dell’epoca in cui sono morti, cioè il XVII-XIX secolo per lo più, e alcuni sono talmente ben conservati da avere ancora capelli e baffi.
Questo labirinto è suddiviso per categorie: ci sono gli uomini, i bambini, le donne e le ragazzine che sembrano bamboline nei loro vestitini, poste come sono nelle nicchie, i professionisti e persino le vergini, e poi i religiosi.

L’usanza di mummificare i morti era molto diffusa nel sud Italia e in particolare qui a Palermo.
Inizialmente a essere seppelliti nelle catacombe furono solo i frati cappuccini. Quando si scoprì che in questo posto i corpi tendevano a mummificarsi naturalmente, i frati cominciarono ad accogliere un numero superiore di salme, non soltanto di religiosi, ma anche di personaggi illustri palermitani, che , in cambio, facevano delle consistenti donazioni al convento.

Ma perché mummificare i corpi dei propri cari?

In questo modo i parenti vivi avevano la possibilità non solo di piangere i propri defunti, ma anche di vederli personalmente, di “far loro visita”, come se fossero stati ancora vivi.


Questo cimitero venne chiuso nel 1880. Si fece un’eccezione solo due volte in seguito: nel 1911 per Giovanni Paterniti, vice console degli Stati Uniti, e nel 1922 per Rosalia Lombardo, morta a soli due anni e conosciuta oggi come la mummia più bella del mondo.  

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