Un castello, anzi due, panorami che incantano e un tuffo nella storia medievale lombarda. Visitiamo Castel Grumello, che dal suo "grumo" sorveglia Sondrio e la sua valle.
Scorci di rovine e chiesette medievali svettano tra i filari di viti. I terrazzamenti disegnano il pendio della montagna, indicando la via per raggiungere luoghi misteriosi, che sembrano così lontani eppure distano solo una passeggiata dalla valle. Da Sondrio alzi lo sguardo e Castello de Piro ti saluta dal suo “grumo”, lo sperone di roccia su cui si poggia.
Quando visitiamo un castello, di solito immaginiamo di immergerci in atmosfere ricche e scintillanti, ci apprestiamo, curiosi, a sbirciare nelle vite dei signori che vi hanno vissuto. Alle volte, però, il castello in questione ha una storia ben diversa da raccontare: non ha lussuosi salotti, ma ruderi di vigili torri di avvistamento; non mostrano le loro facciate decorate nel centro della città, ma la sorvegliano dall’alto.
Camminare tra le rovine di Castel Grumello e i ritrovamenti degli scavi archeologici è come affacciarsi in un film ambientato nel Medioevo, cambiando continuamente punto di vista: mentre affrontiamo la scalinata che si arrampica sulla montagna e guadagniamo l’entrata, siamo ancora dei visitatori moderni che cominciano a percepire l’autorità che in passato il castello rappresentava; una volta attraversata la soglia, la mente ricostruisce ciò che il tempo ha distrutto, come se guardasse attraverso gli occhi di un soldato; infine ci soffermiamo negli ambienti abitati dai signori del castello. Sotto di noi i terrazzamenti coltivati a vigne, sopra di noi le Alpi Retiche.
Castel Grumello
Castel Grumello, il cui nome ufficiale è Castello de Piro al Grumello, venne costruito intorno al 1300 su un “grumo”, cioè uno sperone di roccia, una posizione strategica per controllare tutto il territorio sottostante. Il suo signore era Corrado de Piro.
In una mattinata dal cielo terso e con la brezza leggera ci siamo incamminati per risalire da Sondrio e visitare quelle rovine che, visibili da qualunque punto della città, attirano con il loro fascino antico e misterioso. Nel 1990 il castello venne donato dalla Società Enologica Valtellinese al Fondo per l’Ambiente Italiano (FAI), che svolge un lavoro encomiabile per valorizzare questo luogo e mantenerlo visitabile tutto l’anno.
Saliamo lungo la strada ripida e salutiamo la chiesetta di Sant’Antonio mentre le passiamo accanto; lasciamo la strada asfaltata e affrontiamo le scale in pietra che ci portano alla meta, all’entrata del castello. Rami di alberi di fico sbucano di lato, una grande pianta di agave fa da cornice alla porta, cespugli di rosmarino e lavanda riempiono l’aria di un profumo tipico della macchia mediterranea.
Scopriamo subito la caratteristica particolare di Castel Grumello: un castello gemino. Siamo davanti a due castelli separati, inglobati nelle stesse mura fortificate, uno con scopo militare e l’altro residenziale.
Il castello militare
Varcata la soglia siamo nel castello che aveva la funzione di difendere il territorio dagli assalti. L’alta torre di avvistamento, che sale dalla roccia, è il segno distintivo del compito svolto da questa costruzione. Se veniva avvistato un pericolo, questo era subito comunicato al castello gemello, vicino, ma comunque abbastanza distante perché si prendessero provvedimenti.
Mentre percorriamo il tragitto verso il castello residenziale ci lasciamo coccolare gli occhi dal verde del prato che si alterna al rosso di un piccolo corridoio di vite americana, che guida lo sguardo verso il castello; a fargli da sfondo le Alpi Orobie e il cielo azzurro.
Di tanto in tanto ci fermiamo per ammirare il panorama: sotto di noi Sondrio, impegnata nelle sue attività quotidiane, e l’Adda, che anche da quassù riusciamo a vedere luccicare sotto i raggi del sole. I rumori della città sono lontani e noi ci godiamo questa bolla di pace fatta di natura, storia, architettura e archeologia. Nel frattempo abbiamo raggiunto l’altro castello.
Il castello residenziale
Anche con questa parte di Castel Grumello tempo e nemici sono stati tiranni. Non è rimasto molto se non alcune parti, come l’impianto di un camino di una stanza, la base di una torre , che molto probabilmente comunicava con la sua gemella, e le mura merlate.
Ovviamente ci sono elementi difensivi, come le feritoie usate dagli arcieri, di due tipi qui: “classica” e a croce. Sono ad altezza d’uomo e non riusciamo a resistere alla curiosità di vedere come loro avrebbero visto i dintorni da quelle postazioni. Una piccolissima porzione di quell’immenso panorama che avevamo visto poco prima viene svelato da queste strette aperture. Non possiamo fare a meno di chiederci come riuscissero gli arcieri di allora a svolgere il proprio dovere con una visione tanto limitata. D’altronde non poteva essere altrimenti, pena la vita.
Torniamo a una visione a 360° e contempliamo ancora un po’ questo paesaggio che pare essere studiato per avere tutti gli elementi al posto giusto, come fosse la composizione di un quadro di cui possiamo sentire la brezza che accarezza la pelle del viso scaldata dal sole, il canto degli uccellini e il profumo di erba e piante aromatiche.
Ci avviamo verso l’uscita: riattraversiamo l’arco, ripercorriamo il sentiero costeggiato dalle vigne di un rosso brunito, salutiamo un’ultima volta da vicino la torre: la rivedremo e saluteremo ancora da lontano quando saremo a valle, ogni volta che alzeremo lo sguardo verso la montagna, lì appollaiata sul suo grumo.
Informazioni utili
Per arrivare a Castel Grumello bisogna salire a Montagna in Valtellina con l’auto fino alla chiesa di Sant’Antonio, poco distante dal castello. Da lì, puoi parcheggiare l’auto e proseguire a piedi.
Il terreno di Castel Grumello è principalmente sterrato, quindi ti consiglio un abbigliamento comodo (soprattutto per quanto riguarda le scarpe).
Castel Grumello è visitabile tutti i giorni senza prenotazione. Puoi trovare tutti i dettagli sugli orari di apertura e sul posto sul sito web del FAI.









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